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Il riequilibrio del rapporto con gli Istituti di credito

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I rapporti con gli Istituti di Credito rappresentano un problema , che , nella stragrande maggioranza dei casi , condiziona la quotidianità degli operatori economici.

La difficoltà del ricorso al credito ed al finanziamento delle proprie attività si accompagnano alla onerosità dei rapporti.

La necessità di ottenere credito , troppo spesso , induce ad accettare condizioni e comportamenti , che , in condizioni di parità di potere contrattuale , non sarebbero tollerati.

A solo titolo esemplificativo ( certamente , nella esperienza di ognuno vi sono casi non ricompresi in questo elenco ):

  • interessi passivi superiori a quelli pattuiti;
  • applicazione di commissioni di massimo scoperto esorbitanti e , spesso , neppure negoziati;
  • addebito di costi dalla causale fumosa , difficilmente comprensibile e , spesso , non concordati preventivamente;
  • sfasamento fra la data di accredito degli importi versati e la data di addebito di prelievi o pagamenti effettuati;
  • conteggio di interessi periodici sulle commissioni di massimo scoperto.

A questa situazione , nei cui confronti sembrava non si potesse che assumere un atteggiamento di supina accettazione , hanno dato uno scossone definitivo alcuni pronunciamenti della Corte di Cassazione.

La Suprema Corte ha sanzionato tutta una serie di attività degli Istituti di credito , stabilendo alcuni paletti , che tutelano gli utenti dei servizi bancari e finanziari.

Innanzi tutto , quando un contratto con un intermediario finanziario prevede l’applicazione di interessi di mora , questi interessi concorrono a stabilire se si sia superato la c.d. “ soglia di usura “ , vale a dire gli interessi massimi , che le norme vigenti consentono di applicare sulle operazioni finanziarie di qualunque natura e genere , dal rapporto di conto corrente , al mutuo – sia ipotecario che chirografario  – ed a ogni altro tipo di finanziamento.

E’ stato stabilito che concorrono alla valutazione del superamento della soglia di usura tutti i costi  , di qualunque tipo e per qualunque causale pagati.

A solo titolo di esempio:costi di istruttoria pratica , costi di inoltro degli estratti conto periodici , costo della garanzie assicurative , ecc.

Se , dalla valutazione del rapporto , emerge che , ad esempio , il tasso di interesse complessivo ( tasso realmente pagato , interessi di mora previsti dal contratto – anche se non materialmente corrisposti – , spese accessorie ) superano la soglia di usura , chi ha contratto il mutuo è tenuto a pagare solo la sorte capitale e non gli interessi , che non sono dovuti , perché usurari.

La circostanza altrettanto importante è rappresentata dal fatto che i pronunciamenti della Cassazione hanno stabilito che gli importi diversi da quelli concordati in sede di accensione del rapporto e tutti i costi non negoziati preventivamente devono essere restituiti all’utente.

In definitiva , se è ancora sperequata la posizione dell’utente rispetto all’Istituto di credito , vi è la consapevolezza che quanto indebitamente richiesto può essere rifiutato e quanto pagato senza obbligo contrattuale deve essere restituito.

Sarebbe certamente un vantaggio per tutti se il rapporto fosse improntato al rispetto delle reciproche posizioni e nascesse sulla base di assoluta linearità di comportamenti , ma , visto che ciò non è ancora ottenibile , mi piace ricordare Charles Maurice de Talleyrand-Périgord ( primo ministro di Luigi XVI e Principe di Benevento ) , il quale disse : “ è meglio la conquista del proprio diritto dopo una lotta che la lamentela inerme per il sopruso subìto “.

 

  • Rodolfo Marrone , avvocato , esperto di diritto bancario e delle imprese , consulente UNSICOOP

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