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Presidente Mamone (Unsic): “A proposito di welfare aziendale”

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La natura dei rapporti di lavoro continua a registrare cambiamenti sempre più rapidi, profondi ed epocali anche nel nostro Paese. Sono soprattutto le nuove tecnologie a rendere desueta la tradizionale concezione del “posto di lavoro” basata su presenza fisica, ore lavorate e salario. Mentre scoppia la polemica per i braccialetti elettronici di Amazon o per i software in grado di controllare ogni gesto (e quindi la produttività) di un dipendente, in molte aziende si punta direttamente al rendimento e ai risultati, offrendo – oltre allo stipendio – servizi di eccellenza in grado di compensare l’arretramento del welfare pubblico.

Nell’ultima Legge di Bilancio, il governo ha riservato attenzioni al cosiddetto “welfare aziendale”, cioè a quell’insieme di prestazioni che un’impresa può erogare ai propri lavoratori per accrescere il loro grado di soddisfazione, il loro benessere e quindi la qualità della vita in genere. Ad esempio, prestazioni sanitarie private, asili nido, campus, vacanze-studio, voucher, convenzioni con strutture sportive e ricreative, con associazioni di badanti, con specialisti nel settore educativo…

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